September 30, 2009

tsoni translator



Il servizio web di cui parlo è Tsoni, un sito che appunto permette di tradurre parole,frasi e testi in oltre 40 lingue.
Per effettuare una traduzione vi basterà inserire il testo nella casella in alto e poi selezionare subito la lingua in cui si vuole tradurre, in quanto Tsoni riconosce in modo automatico la lingua del testo iniziale.
Fatto ciò cliccate su "translate" e nella casella di testo posta in basso comparirà il testo tradotto.

fonti: http://www.gekissimo.net | http://www.tsoni.com

September 28, 2009

HP lancia il suo mini laptop low cost

HP debutta nel segmento dei notebook ultracompatti con il suo Mini-Note PC. Dotato di processori Via, scheda WiFi e RAM fino a 2 Gb, il mini laptop presenta diverse configurazioni, con prezzi che oscillano tra i 499 e i 749 dollari


Dopo alcuni mesi di rumors e indiscrezioni online, è ormai certo il debutto del primo notebook ultracompatto di HP. Il nuovo dispositivo si inserisce nel florido mercato dei computer portatili a basso costo, al momento dominato da Asus con la sua gamma di Eee Pc. Salvo cambiamenti dell'ultima ora, HP dovrebbe iniziare la distribuzione del suo 2133 Mini-Note PC entro pochi giorni negli Stati Uniti e successivamente sul mercato europeo.

Il computer ultracompatto di Hewlett-Packard si presenta con tre differenti configurazioni in grado di soddisfare le diverse esigenze degli utenti. Tutti i modelli sono dotati di: schermo da 8,9 pollici, tastiera QWERTY appena più piccola delle versioni standard (92%), chassis in alluminio, batteria agli ioni di litio da tre celle in grado di garantire circa 2,5 ore di utilizzo, due porte USB di cui una elettrificata per il collegamento di drive esterni, porta ethernet, slot per memorie SD e per ExpressCard, scheda WiFi, webcam e connettori audio per cuffie e microfono. Come generalmente avviene nei mini laptop, mancano all'appello i drive ottici per la lettura/scrittura di CD e DVD.

Il modello standard è equipaggiato con una memoria flash da 4 Gb, 512 Mb di RAM, processore Via C7 da 1.0 Ghz e una versione preinstallata di SUSE Linux. La dotazione poco ricca è stata volutamente ricercata da HP per produrre un modello "entry level" a costo molto basso e quindi appetibile per gli utenti basic. Risparmiando sulle dotazioni, la società di Palo Alto è riuscita a introdurre sul mercato il suo dispositivo al prezzo competitivo di 499 dollari.

Oltre al modello base, esistono altre tre versioni di Mini-Note PC studiate per gli utenti maggiormente esigenti. La dotazione hardware, in questi casi, cambia sostanzialmente specie per quanto riguarda le unità di memorizzazione, statiche e labili. Il modello da 549 dollari è dotato di un disco rigido da 120 Gb, processore Via C7 da 1,2 GHz, 1024 Mb di Ram e sistema operativo Linux. La versione successiva, da 599 dollari, presenta una configurazione hardware identica, ma il prezzo più alto è gustificato dalla presenza di Windows Vista Home Basic, per cui occorre pagare la licenza.

Il modello top della gamma Mini-Note PC prevede sempre Windows Vista, ma nella sua configurazione Business. Il processore ha una frequenza di 1,6 GHz, mentre la RAM ha una capacità complessiva pari a 2 Gb. La capacità del disco rigido è uguale alle versioni precedenti, ma aumenta sensibilmente il numero di "rpm", che passa da 5400 a 7200. Infine, il modello top è dotato di una scheda bluetooth integrata e di una batteria agli ioni di litio da sei celle, che consente un'autonomia superiore alle quattro ore. La maggiore dotazione hardware si riflette, naturalmente, sul prezzo. Il modello top del Mini-Note PC viene venduto al prezzo, comunque competitivo, di 749 dollari.

La nuova serie di notebook ultracompatti prodotta da HP potrebbe presto insidiare quote di mercato all'ormai affermato Eee PC. Rispetto al concorrente di Taiwan, il mini laptop di Palo Alto presenta una tastiera maggiormente ergonomica e confortevole, nonché uno schermo più ampio e molto ben definito. La risposta di Asus al debutto di HP nel segmento dei mini laptop non dovrebbe, comunque, farsi attendere molto. Salvo imprevisti, dovrebbe giungere sul mercato entro giugno la nuova versione di Eee PC dotata di uno schermo più grande con funzionalità touchscreen e un equipaggiamento hardware più performante rispetto alle versioni precedenti.

fonte: http://www.webnews.it

September 25, 2009

Mobatar, sms che ricaricano



Un servizio grazie al quale si può ricaricare il telefono cellulare ricevendo sms pubblicitari. Mi sono iscritto poco tempo fa e devo dire che mi trovo proprio bene, gli sms sono targetizzati in base ai miei interessi (che ho inserito in fase di registrazione) ed al luogo in cui mi trovo. La vera forza del servizio è che gli sms pubblicitari non sono nè invasivi, nè di scarsa qualità, infatti il più delle volte, i servizi che prometono soldi in cambio di pubblicità hanno un livello simile allo scam, questa volta no, si tratta di un servizio di prim’ordine, che trovo anche utile, come informazione, sugli eventi della mia città.

Ma vediamo di saperne un pò di più, sul conto di Mobatar, facendo quattro chiacchiere con Mauro Baeli, Business Development a Mobatar.

Ciao Mauro e bentornato dagli Usa, veniamo a noi: il cosiddetto “mobile advertising” è una fattispecie che esiste nel nostro mercato già da alcuni anni. Cosa vi ha spinto ad avviare una attività in questo settore, e che prospettive avete?

Il mobile advertising in Italia non ha ancora raggiunto il grado di sviluppo che è già presente in altri Paesi, dove la quota di mercato è più che doppia, e comunque la tendenza internazionale fa prevedere una forte crescita per almeno i prossimi 5 anni.

In cosa è diversa la proposta di Mobatar rispetto a quanto già esistente sul mercato?

Sostanzialmente diamo maggior importanza ai nostri utenti, garantendo – grazie alle informazioni anagrafiche, geografiche e comportamentali da loro stessi fornite – che saranno inviate solo quelle pubblicità che possono andare incontro ai loro interessi reali. Così facendo, il nostro utente sarà sempre interessato ai messaggi ricevuti tramite Mobatar, che non saranno mai fastidiosi o inutili.

Che vantaggi ha un inserzionista ad utilizzare i servizi di Mobatar?

I nostri utenti sono profilati con oltre 25 informazioni di natura anagrafica, geografica e comportamentale. Questo consente ad ogni inserzionista di scegliere esattamente il target di utenti che potenzialmente è interessato ad acquistare il suo prodotto, ottenendo un duplice risultato: limitare l’impegno economico (se ho un centro estetico, inutile inviare sms agli utenti maschili) ed aumentare le percentuali di “redemption” (se pubblicizzo un concerto, manderò l’sms a chi ha inserito “musica” tra le proprie preferenze).

Vogliamo dare qualche anticipazione ai nostri lettori: state studiando qualche nuovo servizio o iniziativa?

Abbiamo diverse iniziative in fase di studio, che ci consentiranno di essere al passo con l’evoluzione del mercato del mobile advertising e di ampliare la gamma dei servizi offerti ai nostri utenti. Di conseguenza anche gli inserzionisti potranno trovare nuovi sbocchi creativi per le loro campagne promozionali tramite la nostra struttura. Per adesso non posso dirti di più, ma… state sintonizzati perché le novità arriveranno a breve!

Beh…complimenti per la modestia: non avete neanche menzionato che gli utenti sono remunerati economicamente per i messaggi che ricevono!

Noi pensiamo che il tempo utilizzato e l’attenzione dedicata da un utente per leggere il messaggio debbano essere in qualche misura ricompensati, e in questo ci vogliamo distinguere dalle pubblicità noiose ed invadenti che quotidianamente ci sommergono. Tuttavia, siamo convinti che il maggiore vantaggio di entrare a far parte della nostra community è quello di ricevere delle informazioni pubblicitarie interessanti, che spesso a loro volta contengono offerte, sconti e promozioni uniche.

Grazie mille per l’intervista, a risentirci presto.

Iscriviti gratis a Mobatar e ricarica il tuo cellulare gratis.

fonte:http://www.technicoblog.com

September 24, 2009

I video di YouTube sul primo telefono Google: il cellulare Htc Dream sarà in Italia nel 2009

I video di YouTube, le mappe di Google maps, la posta elettronica di Gmail e tutte le applicazioni per cellulari Google che già esistono e che svilupperanno i programmatori di Android confluirannno sul nuovo telefono Google: l’ Htc Dream.


Android è il software per cellulare lanciato da Google su progetto Open Source (chiunque può introdurre miglioramenti che poi sono messi a disposizione di tutti gratis).
Il primo telefono Google, l’ Htc Dream, è stato presentato negli Usa dall’ operatore di telefonia mobile T-Mobile.
Come vuole la moda recente (vedi iPhone) anche il Google phone ha lo schermo touchscreen.
A differenza del telefono Apple, l’ Htc Dream ha anche una tastiera completa (tipo qwerty).
Nato per essere sempre conensso e sfruttare al meglio le applicazioni Google, il nuovo cellulare ha una tecnologia Hsdpa, Edge e scheda rete Wi-fi, fotocamera da 3 megapixel e antenna Gps per la navigazione satellitare.

Oltre all’ e-mail, il telefono supporta anche comunicazioni via istant messanging.
Negli USA sarà venduto a circa 200 dollari. Il vantaggio del telefono Google è la community nata intorno al progetto Android che ha già annunciato l’ Android Market: un sito on-line da cui si potranno scaricare gratuitamente tutte le applicazioni create dagli sviluppatiori per personalizzare il telefono.

I fan italiani del telefono Google-Htc dovranno aspettare: in Italia il telefono Google arriverà solo nel 2009.

September 21, 2009

C'era una volta la libertà di informazione in Rete

di Guido Scorza - Una proposta di legge per sottoporre alla disciplina sulla stampa tutti i siti Internet che abbiano natura editoriale. Qualsiasi cosa ciò significhi


Roma - Il 14 settembre scorso è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera un disegno di legge a firma degli Onorevoli Pecorella e Costa attraverso il quale si manifesta l'intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i "siti internet aventi natura editoriale" l'attuale disciplina sulla stampa.

Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all'On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell'estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i "siti informatici" l'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell'Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano - per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia - la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all'art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino e all'art. 21 della Costituzione. Con una previsione di straordinaria sintesi e, ad un tempo, destinata - se approvata - a modificare, per sempre, il livello di libertà di informazione in Rete, infatti, l'On. Pecorella intende aggiungere un comma all'art. 1 della Legge sulla stampa - la legge n. 47 dell'8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente - attraverso il quale prevedere che l'intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche "ai siti internet aventi natura editoriale".

Si tratta di un autentico terremoto nella disciplina della materia che travolge d'un colpo questioni che impegnano da anni gli addetti ai lavori in relazione alle condizioni ed ai limiti ai quali considerare applicabile la preistorica legge sulla stampa anche alle nuove forme di diffusione delle informazioni in Rete.
Ma andiamo con ordine.

Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all'On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell'estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i "siti informatici" l'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell'Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano - per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia - la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all'art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino e all'art. 21 della Costituzione. Con una previsione di straordinaria sintesi e, ad un tempo, destinata - se approvata - a modificare, per sempre, il livello di libertà di informazione in Rete, infatti, l'On. Pecorella intende aggiungere un comma all'art. 1 della Legge sulla stampa - la legge n. 47 dell'8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente - attraverso il quale prevedere che l'intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche "ai siti internet aventi natura editoriale".

Si tratta di un autentico terremoto nella disciplina della materia che travolge d'un colpo questioni che impegnano da anni gli addetti ai lavori in relazione alle condizioni ed ai limiti ai quali considerare applicabile la preistorica legge sulla stampa anche alle nuove forme di diffusione delle informazioni in Rete.
Ma andiamo con ordine.
Quali sono i "siti internet aventi natura editoriale" cui l'On. Pecorella vorrebbe circoscrivere l'applicabilità della disciplina sulla stampa?
Il DDL non risponde a questa domanda, creando così una situazione di pericolosa ed inaccettabile ambiguità.
Nell'Ordinamento, d'altro canto, l'unica definizione che appare utile al fine di cercare di riempire di significato l'espressione "sito internet avente natura editoriale" è quella di cui al comma 1 dell'art. 1 della Legge n. 62 del 7 marzo 2001 - l'ultima riforma della disciplina sull'editoria - secondo la quale "Per «prodotto editoriale» (...) si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici".
Si tratta, tuttavia, di una definizione troppo generica perché essa possa limitare effettivamente ed in modo puntuale il novero dei siti internet definibili come "aventi natura editoriale".

Tutti i siti internet attraverso i quali vengono diffuse al pubblico notizie, informazioni o opinioni, dunque, appaiono suscettibili, in caso di approvazione del DDL Pecorella-Costa, di dover soggiacere alla vecchia disciplina sulla stampa.
Ce n'è già abbastanza per pensare - ritengo a ragione - che nulla nel mondo dell'informazione in Rete, all'indomani, sarebbe uguale a prima.
Ma c'è di più.

Il DDL Pecorella Costa, infatti, si limita a stabilire con affermazione tanto lapidaria nella formulazione quanto dirompente negli effetti che "le disposizioni della presente legge (n.d.r. quella sulla stampa) si applicano altresì ai siti internet aventi natura editoriale".
La vecchia legge sulla stampa, scritta nel 1948 dall'Assemblea Costituente, naturalmente utilizza un vocabolario e categorie concettuali vecchie di 50 anni rispetto alle dinamiche dell'informazione in Rete. Quali sono dunque le conseguenze dell'equiparazione tra stampa e web che i firmatari del DDL sembrano intenzionati a sancire?

Se tale equiparazione - come suggerirebbe l'interpretazione letterale dell'articolato del DDL - significa che attraverso la nuova iniziativa legislativa si intende rendere applicabili ai siti internet tutte le disposizioni contenute nella legge sulla stampa, occorre prepararsi al peggio ovvero ad assistere ad un fenomeno di progressivo esodo di coloro che animano la blogosfera e, più in generale, l'informazione online dalla Rete.
Basta passare in rassegna le disposizioni dettate dalla vecchia legge sulla stampa per convincersene.
I gestori di tutti i siti internet dovranno, infatti, pubblicare le informazioni obbligatorie di cui all'art. 2 della Legge sulla stampa, procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista) in conformità a quanto previsto all'art. 3, provvedere alla registrazione della propria "testata" nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove "è edito" il sito internet così come previsto all'art. 5, aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione (art. 6), incorrere nella "sanzione" della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno (art. 7), soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica così come disposto dall'art. 8 che il DDL Pecorella intende modificare negli stessi termini già previsti nel DDL Alfano e, soprattutto, farsi carico dello speciale regime di responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti che, allo stato, riguarda solo chi fa informazione professionale.
Sono proprio le disposizioni in materia di responsabilità a costituire il cuore del DDL Pecorella e converrà, pertanto, dedicargli particolare attenzione.

Cominciamo dalla responsabilità civile.
L'art. 11 della Legge 47/1948 prevede che "Per i reati commessi col mezzo della stampa sono civilmente responsabili, in solido con gli autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione e l'editore". Non è chiaro come il DDL Pecorella incida su tale previsione ma qualora - come appare nelle intenzioni del legislatore - con l'espressione "a mezzo della stampa", domani, si dovrà intendere "o a mezzo sito internet", ciò significherebbe che i proprietari di qualsivoglia genere di piattaforma rientrante nella definizione di "sito internet avente natura editoriale" sarebbero sempre civilmente responsabili, in solido con l'autore del contenuto pubblicato, per eventuali illeciti commessi a mezzo internet.
Fuor di giuridichese questo vuol dire aprire la porta ad azioni risarcitorie a sei zeri contro i proprietari delle grandi piattaforme di condivisione dei contenuti che si ritrovino ad ospitare informazioni o notizie "scomode" pubblicate dai propri utenti. Il titolare della piattaforma potrebbe non essere più in grado di invocare la propria neutralità rispetto al contenuto così come vorrebbe la disciplina europea, giacché la nuova legge fa discendere la sua responsabilità dalla sola proprietà della piattaforma. Si tratta di una previsione destinata inesorabilmente a cambiare per sempre il volto dell'informazione online: all'indomani dell'approvazione del DDL, infatti, aggiornare una voce su Wikipedia, postare un video servizio su un canale YouTube o pubblicare un pezzo di informazione su una piattaforma di blogging potrebbe essere molto più difficile perché, naturalmente, la propensione del proprietario della piattaforma a correre un rischio per consentire all'utente di manifestare liberamente il proprio pensiero sarà piuttosto modesta.

Non va meglio, d'altro canto, sul versante della responsabilità penale.
Blogger e gestori di siti internet, infatti, da domani, appaiono destinati ad esser chiamati a soggiacere allo speciale regime aggravato di responsabilità previsto per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o radiotelevisione.
A nulla, sotto questo profilo, sembrano essere valsi gli sforzi di quanti, negli ultimi anni, hanno tentato di evidenziare come non tutti i prodotti informativi online meritino di essere equiparati a giornali o telegiornale.

Si tratta di un approccio inammissibile che non tiene in nessun conto della multiforme ed eterogenea realtà telematica e che mescola in un unico grande calderone liberticida blog, piattaforme di UGC, siti internet di dimensione amatoriale e decine di altri contenitori telematici che hanno, sin qui, rappresentato una preziosa forma di attuazione della libertà di informazione del pensiero.
Ci sarebbe molto altro da dire ma, per ora, mi sembra importante iniziare a discutere di questa nuova iniziativa legislativa per non dover, in un futuro prossimo, ritrovarci a raccontare che c'era una volta la libertà di informazione in Rete.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it

September 18, 2009

Con Omniture Adobe crea e ottimizza i contenuti web

Acquisita per 1,8 miliardi, Omniture apporta ad Adobe un patrimonio importante per quanto riguarda le tecnologie SEO, Search Engine Optimization, che permette ai siti web di essere più facilmente indicizzati dai motori di ricerca.



Adobe Systems Incorporated ha acquistato per 1,8 miliardi di dollari Omniture. E' un acquisto importante per Adobe perché Omniture completa quanto fanno i suoi strumenti. Oltre alla generazione dei contenuti e alla loro visualizzazione, segnatamente sul web, grazie alle soluzioni di ottimizzazione di Omniture Adobe potrà offrire a chi sviluppa siti web e ai responsabili marketing nuove soluzioni più efficienti e complete in ogni aspetto.

In modo un po' enfatico in Adobe dichiarano che l'acquisizione le permette di completare "la propria missione di rivoluzionare il modo in cui il mondo utilizza idee e informazioni". La combinazione degli strumenti di Adobe per la creazione di contenuti con le tecnologie di Omniture per la Web analytics, la misurazione e l’ottimizzazione delle attività online, consentirà ad Adobe di essere ben posizionato sul mercato nell’offerta di soluzioni capaci di trasformare il futuro delle esperienze coinvolgenti e dell’e-commerce attraverso tutti i contenuti digitali, le piattaforme e i dispositivi.

Nel frattempo il terzo trimestre 2009 di Adobe, chiuso a fine agosto, segna un fatturato di 697.5 milioni di dollari, contro gli 887.3 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno 2008 e i 704.7 milioni del secondo trimestre dell’anno fiscale 2009. Utili e profitti sono "soddisfacenti".

fonte: http://www.i-dome.com

September 17, 2009

Fuga da Facebook

di RICCARDO STAGLIANO



ANCHE Bill Gates se n'è andato. Da quest'estate ha chiuso con Facebook. Ogni giorno, in media, ottomila sconosciuti volevano diventare suoi "amici". Un po' tantini. Come se in un bar qualcuno volesse stringervi la mano ogni dieci secondi. Se qui siamo online, il fastidio non è meno reale. Ma la notizia ne contiene un'altra: cosa ci faceva, per mezz'ora al giorno (lui ossessionato dalle perdite di tempo, famoso per le corse all'aeroporto per imbarcarsi all'ultimo secondo) il fondatore di Microsoft nel sito di social networking più famoso del mondo? Voleva capirlo. Comprendere il perché di un successo planetario che a giugno ha fatto registrare il sorpasso sul principale concorrente, MySpace: 132 milioni di visitatori contro 115,7. Poi, oltre a una pletora di scocciatori, ha anche scoperto una quantità di bizzarri fan club che gli erano stati dedicati. Uno si chiamava "Faresti sesso con Bill Gates per metà dei suoi soldi?". Non l'ha fatto ridere e si è ritirato a vita digitalmente privata. Diventando il più famoso di un esercito di transfughi. In crescita. I delusi di Facebook.

Al picco della popolarità gli abbandoni fanno più rumore. Tra dicembre 2007 e gennaio 2008 ventimila frequentatori francesi e 23 mila spagnoli, riporta Le Figaro, hanno cancellato il loro account. "Suicidarsi", è il gergo drammatizzante che si usa in questi casi. Evidentemente si erano stancati del loro "potere di condividere, per rendere il mondo più aperto e connesso", come il ventiquattrenne fondatore Mark Zuckerberg ha definito la sua creatura alla recente convention di San Francisco. Perché nel frattempo, scartato il giocattolo, si sono accorti di alcuni difetti. Cerano tutte le attività classiche. Una volta digitata la password, si poteva vedere dov'era e che faceva in quel momento una serie di vostri amici. Scoprire che alcuni avevano familiarizzato per merito vostro. Che un altro paio aveva cambiato la foto con cui presentarsi nella società telematica. E ancora, declinare un numero sempre troppo alto di inviti alla comunità di amanti del gatto o a quella dei lettori del Piccolo principe, come ricaduta transitiva del fatto che qualche vostra lontana conoscenza vi si era iscritta. Ma una volta entrati in questo circolo era difficilissimo uscire. Ancora pochi mesi fa Facebook era una trappola. Se decidevate che eravate stanchi di far sapere alla vostra cerchia di sodali virtuali dove vi trovavate, cosa stavate leggendo, quali acquisti avevate fatto potevate "disattivare" il vostro account. Lo mettevate in stand by, non lo spegnevate davvero però. Le vostre informazioni personali rimanevano sul server "per un ragionevole periodo di tempo", come recitava la clausola del sito. Alan Burlison, un ingegnere informatico britannico, piuttosto bravino con la tecnologia, ha provato di tutto per cancellarsi.

Niente. E dopo lettere di fuoco al servizio clienti è riuscito a far rimuovere le innumerervoli tracce del suo passaggio solo spedendo ad alcuni responsabili del sito un link al video dell'intervista rilasciata a Channel 4 per denunciare l'accaduto. Come lui tanti altri hanno vissuto lo stesso calvario. E, con un cortocircuito tipico delle cose internettiane, era anche nato un gruppo di discussione interno a Facebook su "come distruggere permanentemente il tuo account" messo su da un ventiseienne svedese che a febbraio contava 4.300 membri.

Un attaccamento così tenace al cliente, ai suoi dati personali piuttosto, si spiega col fatto che il sito guadagna vendendo informazioni demografiche e di comportamento online alle aziende di marketing. Anonime, aggregate, ma comunque preziose. Più schedature quindi (anche di utenti non attivi) uguale più soldi. Ma quando il risentimento ha toccato il livello di guardia la compagnia ha, molto discretamente, concesso l'exit strategy. La prima scelta è sempre "disattivarsi". Ma oggi, spulciando nella sezione "aiuto", spunta anche un bottone per fare hara-kiri virtuale. E sparire una volta per tutte.
Se la vita è stata resa più facile a chi vuole andarsene, i rischi per chi resta rimangono. E la casistica di vittime di Facebook si allunga, facendosi sempre più variegata. C'è la compagnia di assicurazioni statunitense che, per negare un risarcimento di spese mediche al cliente, porterà in tribunale delle confessioni online che dimostrerebbero la causa emotiva e non organica dei suoi disordini alimentari.

C'è il procuratore texano che, per provare la colpa di un guidatore che ha ucciso un uomo in un incidente d'auto, allegherà le pagine in cui dichiara "non sono un alcolista: sono un iper-alcolista". E non è necessario dire o fare cose di rilevanza penale per passare dei guai. Come sanno bene i 27 dipendenti dell'Automobile Club della Southern California licenziati per messaggi offensivi nei confronti di colleghi. Regolarmente scambiati - e letti - attraverso il sito. Stando a un sondaggio recente di Viadeo, un altro social network, il 62% dei datori di lavoro britannici darebbero ormai un'occhiata alle pagine di Facebook e simili prima dei colloqui. E un quarto dei candidati sarebbe stato respinto di conseguenza. Per Michael Fertik, presidente di ReputationDefender, la quota di bocciati per incontinenze internettiane negli Stati Uniti è addirittura del 43%. La sua società, a pagamento beninteso, setaccia la rete alla ricerca di potenziali fonti di imbarazzo.

"È inquietante quante informazioni siano disponibili sul vostro conto in un social network - ha detto a Wired - e quante conclusioni, più o meno vicine alla realtà, vi si possano trarre". La totalità dei suoi dipendenti, confessa per niente contento, è su Facebook. E le figuracce di quando uno scopre che l'altro, la sera prima, è stato a un barbecue di un collega che invece si era guardato bene dall'invitarlo sono all'ordine del giorno. Ci sono gaffe ben peggiori, ovvio. Al punto che l'anno scorso l'esercito inglese ha mandato una direttiva ai suoi soldati al fronte proibendo loro di rivelare informazioni che potessero localizzarli temendo che Al Qaeda potesse intercettarle. Niente di più facile, in effetti. Potremmo farlo tutti, senza avere né un particolare talento di hacker né di 007. Basta avere un "conto" per entrare e dare un'occhiata. Spionaggio elettronico al quale anche i genitori si sono rapidamente riconvertiti. Una volta rovistavano nei diari dei figli per scoprire ciò che loro gli volevano nascondere. Oggi possono sapere molto di più, rischiando molto meno di essere beccati in flagranza.

Ti iscrivi, cerchi il nome del pargolo e scopri cosa dicono, pensano e fanno lui e la banda dei suoi amici. Un'autobiografia collettiva a portata di clic.
Perché quel che sorprende è ciò che gli esperti chiamano il "paradosso della privacy". Succede che, come ha spiegato l'economista della Carnegie Mellon George Loewenstein, quando lui e i suoi ricercatori hanno posto domande delicate a un gruppo di studenti dando forti garanzie di riservatezza ha risposto il 25%. Quando neppure si nominava la riservatezza, si confidava oltre la metà degli intervistati. Non evocare rischi li aveva resi più tranquilli, meglio disposti. Il contesto poi fa la differenza e pochi, di fronte al pc, sentono minacciata la loro privacy. Sbagliando, ovviamente. Ma è un dato di fatto che solo un quarto degli utenti di Facebook utilizzi i controlli per graduare quante informazioni sul proprio conto gli altri possano consultare. Non si pongono il problema, oppure non sanno come utilizzarli. E restano nudi nel cyberspazio.

Una circostanza che non impedisce a Facebook di crescere impetuosamente. "Mario Rossi added you as a friend..." è una delle intestazioni più frequenti nel nuovo spam che intasa le nostre caselle elettroniche. Non sappiamo bene perché, ma quando qualcuno ci invita accettiamo di far parte del club. D'altronde uno dei boss della compagnia, il futurologo neocon Peter Thiel, è un grande fan del filosofo di Stanford René Girard, teorico del "desiderio mimetico". Banalizzando: la gente segue quel che fa il gregge, senza tanto riflettere. Il motore immobile di tanti successi commerciali. Nel mondo reale come in quello virtuale.



www.repubblica.it

September 16, 2009

AMD Athlon II X4 620

Quad core a meno di 100€





Dopo aver presentato il marchio Phenom, utilizzato per identificare i primi processori dotati di architettura quad core, AMD ha abbandonato il proprio storico brand Athlon relegandolo di fatto a proposta di fascia medio bassa, posizionato sopra quello Sempron per sistemi entry level ma lontano dalle soluzioni Phenom. Le cpu Athlon, del resto, hanno continuato per lungo tempo a mantenere architettura della famiglia K8 al posto di quella K10 scelta per le cpu Phenom, non integrando più di 2 processori e di fatto non registrando miglioramenti architetturali.

Un primo cambiamento introdotto da AMD è stato rappresentato dalle cpu della serie Athlon 7000: per questi processori è stata mantenuta l'architettura dual core, utilizzando un die delle cpu Phenom al quale sono stati disabilitati due dei core a disposizione mantenendo abilitata la cache L3 da 2 Mbytes. La risultante è stata quella di avere un processore di valide caratteristiche tecniche, proposto ad un prezzo particolarmente aggressivo sul mercato ma caratterizzato da un costo di produzione molto elevato, trattandosi di fatto di una cpu quad core con due core disabilitati.

Lo scorso mese di Giugno AMD ha introdotto un punto di svolta nella storia delle cpu Athlon, con il debutto della cpu Athlon II X2 250. Questo processore, basato su architettura K10 comune a quella delle soluzioni Phenom II ma non direttamente derivato da altri processori presenti in listino, rappresenta infatti un ideale connubio tra costi e prestazioni velocistiche, abbinando architettura dual core a cache L2 da 1 Mbyte per ciascun core con una frequenza di clock di 3 GHz. Questo processore è stato il primo di una nuova serie di processori Athlon di AMD, caratterizzati dalla sigla II e proposti in versioni dual, triple e quad core.

Le soluzioni dual core, con i modelli Athlon II X2 serie 200, sono ormai disponibili in commercio da alcuni mesi. Per le cpu Athlon II X3 bisognerà attendere ancora alcune settimane, mentre è quest'oggi il lancio ufficiale delle prime due cpu Athlon II X4, caratterizzate da architettura quad core e dall'utilizzo di un die differente rispetto a quello delle soluzioni Phenom II X4.



I due processori Athlon II X4 serie 600 sono caratterizzati da identiche specifiche tecniche, fatta eccezione per la frequenza di clock: il modello Athlon II X4 620 opera a 2,6 GHz di clock, valore che sale sino a 2,8 GHz per la cpu Athlon II X4 630. Le cpu integrano cache L2 da 512 Kbytes per ciascuno dei 4 core, al pari delle altre cpu Phenom II; la cache L3 è completamente assente, elemento che differenzia le cpu Athlon II da quelle Phenom II, mentre il collegamento HyperTransport è a 2 GHz (4 GT/s) al pari di tutte le altre cpu Socket AM3 in commercio. Il moltiplicatore di frequenza, infine, è bloccato verso l'alto: almeno per il momento attuale AMD non ha in previsione di sviluppare cpu Athlon II della serie Black Edition.

A chiudere l'analisi preliminare delle caratteristiche tecniche i prezzi ufficiali: per il modello Athlon II X4 620 AMD propone un listino ufficiale di 99 dollari tasse escluse, cifra che sale a 122 dollari per la cpu Athlon II X4 630. Il prezzo di 99 dollari è indubbiamente significativo: per la prima volta un processore desktop con architettura quad core viene proposto a meno di 100 dollari di listino.

fonte: http://www.hwupgrade.it

September 15, 2009

Nielsen: "La metà degli italiani non usa Internet" Un italiano su due non naviga.

Un italiano su due non naviga. Quelli che lo fanno non approfittano dell'offerta culturale e di intrattenimento della Rete.



Negli ultimi due anni, l'utilizzo di Internet in Italia ha mostrato una crescita intensa: i nostri connazionali che si connettono alla Rete sono aumentati di cinque milioni, raggiungendo un totale di 28 milioni.

In termini assoluti, però, il nostro Paese non è messo tanto bene: ancora quasi la metà della popolazione con più di 14 anni (il 45%, a essere precisi) ignora Internet, come peraltro anche un'indagine della Camera dei Deputati ha recentemente rilevato.

I dati odierni, che saranno ufficialmente presentati il prossimo 18 settembre a Milano, arrivano da Nielsen, che ha intervistato un campione rappresentativo della popolazione italiana, composto da 8.500 individui.

Non solo la metà degli italiani non si interessa a Internet (mentre gli adoratori del telefonino sono in molti); quelli che accedono alla Rete lo fanno "in modo superficiale, fine a sé stesso", ignorando "l'offerta ricca e articolata di contenuti culturali e di intrattenimento".

Chi naviga spesso non ha un fine ma si muove soltanto per svago, in maniera "ludica", persino a casaccio, senza approfittare delle possibilità offerte da Internet.



fonte: www.zeusnews.com

September 14, 2009

Windows 7 è in arrivo...

... e nel frattempo, diamo un'occhiata ai commercial della Microsoft del passato...